concorsodicolpa

L’avevano già detto i Greci. Già. Che cosa non avevano già detto i Greci, ci sarebbe da chiedersi.
Leggendo l’Edipo Re… l’ereditarietà della colpa dei padri rispetto ai figli non mi stupisce, perché?
Sono diventata davvero così  familiare alle bizzarrie di un popolo molle tutto concentrato a filosofeggiare innalzando calici pieni del frutto di Bacco, o c’è qualcosa di più?  Eppure la psicologia e la filosofia moderna insegnano tutto il contrario: se un bambino ha un atteggiamento sbagliato è colpa dei genitori, se ha una carenza è perché sono i genitori che hanno mancato in qualcosa, se qualcuno commette uno sbaglio, la colpa non è da imputare, in fondo, a lui, ma va ricercata nell’ambiente da cui proviene.
L’etica si è ribaltata, completamente.
Ma siamo sicuri di essere andati avanti ribaltandola?
Mi si risponderà: siamo già da un po’ nel tempo della libertà e responsabilità, la colpa delle azioni di ciascuno ricade su chi l’ha commessa, la psicologizzazione delle azioni serve solo a renderne più chiare le motivazioni. Rifletto sul fatto che in questo modo, invece, abbiamo deresponsabilizzato tutto e tutti: andiamo a ricercare le colpe tornando all’indietro, fino a sezionarle in modo infinitesimale, smarrendo loro e i responsabili.
Era forse più giusta un’etica in cui dallo sbaglio del padre, il figlio non poteva esimersi, anzi, doveva portarne il dolore e le conseguenze, doveva, anche lui, scontarlo, doveva, anche lui, compensarlo. Era più giusta perché era più chiara e ribadiva senza menzogne che la responsabilità è del singolo ma anche della sua specie, insomma di tutti.
Noi giovani veniamo rimproverati di essere fragili e disorientati, di non avere gli attributi, di non saperi rischiare. Veniamo rimproverati di non avere più ansie rivoluzionarie e di non saper alzare lo sguardo oltre l’ordinario. Siamo delle figure da sbeffeggiare per l’incapacità e la mancanza di iniziativa…mentre ai loro tempi, eh…ai loro tempi.
Se invece proviamo ad emergere, a dire che ci siamo, e che pensiamo, a rompere quel fragoroso “rumore di niente” allora siamo arroganti, presuntuosi, sprovveduti. Inadatti a pontificare sulla vita, noi che della vita non sappiamo niente…ai loro tempi, invece…eh…ai loro tempi a vent’anni sapevano già tutto.
Insomma diritti non ne abbiamo, se proviamo a prenderceli, non abbiamo neanche il diritto di sbagliare.
Allora mi chiedo, di chi è la colpa?
Freudianamente dovrei rispondere “dei nostri genitori”: deresponsabilizzando la mia generazione, e, in fondo, anche quella precedente (perché ai loro tempi…eh…ai loro tempi, si faceva quel che si poteva, oggi invece noi abbiamo già tutto!)
Edipicamente rispondo che in fondo le colpe dei nostri padri, di quelli che si sono imborghesiti preferendo un indice reddituale medio alla scoperta del senso vero delle cose, in fondo, quella colpa ce l’abbiamo anche noi e ce la portiamo dentro, atavica e incacrenita, ma prima di tutto comoda, allora come adesso.
Dateci degli esempi e vi daremo di nuovo quell’ansia di infinito che volete vedere nei nostri occhi, dateci speranza e vi daremo di nuovo quella spinta rivoluzionaria che volete vedere nelle nostre gambe, dateci fiducia e alzeremo di nuovo i pugni al cielo invocando giustizia.

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2 commenti su “concorsodicolpa

  1. caterina scolieri ha detto:

    il rumore di niente è quello che uccide in presenza di un imbianchino…de gregori, bellissima canzone…grazie dell’intarsio di citazioni…ma “come Lei ben sa” il prelievo decontestualizzato è la più volgare delle mistificazioni e poco si addice alla volontà dei “giovani” di “andare a recuperare il vero senso delle cose”, ha piuttosto il sapore delle vecchie e consumate parole di quanti vogliono avere ragione, a prescindere…”eh ai miei tempi” la cura posteritatis era un dovere…se non si può dare il cattivo esempio non c’è gusto….ah la risata perfetta del giovane dio..non c’è altra battaglia per cui valga la pena vivere…

    • agiodege ha detto:

      Non è una “schermaglia verbale”, e neanche la volontà di avere ragione, ma la volontà di riflettere davvero, tutto questo non mi fa dormire la notte. Mi faccio delle domande, non mi do delle risposte. Non ci dormo la notte, ci combatto ogni giorno. Tutto qua.

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