Secche di cultura collettive

La psicologia collettiva è veramente una brutta storia, è una specie di fiumara, arida nella stagione tranquilla dell’estate, impetuosa e incontrollabile appena un filo di maestrale si scontra con le montagne e provoca una pioggia, un fenomeno imprevisto. Anche in questo caso la fiumara del pregiudizio sotterraneo non ha tardato a tornare in piena, nell’alveo del fondamentale separatismo tutto italiano, sul letto del luogo comune universale. Le reazioni alla ormai supercliccata telefonata fra il comandante della Concordia, Schettino, e il comandante della Capitaneria sono state spesso di un qualunquismo impressionante, tutto indirizzato a sottolineare la provenienza napoletana del primo.
Una specie di determinismo geografico di bassa lega non ha tardato a collegare la viltà dell’operato di Schettino, con la sua napoletanità, quasi che la sua fosse stata una reazione spontanea derivata dallo spirito dell’arrangiarsi e del trafficare che questi sociologi da strapazzo additano a caratteristica del napoletano tipico (estensibile a tutto il sud, ovviamente, tanto le generalizzazioni sono democratiche!). I suddetti sociologi da strapazzo però si sono giusto lasciati sfuggire qualche elemento su cui li inviterei a riflettere. Il primo è di una evidenza disarmante: De Falco è napoletano altrettanto! Ma ormai è diventato una specie di nuovo Garibaldi all’alba del 151° anno della Repubblica, quando, per sua stessa ammissione, ha fatto solo il suo dovere. Primo Punto. Come secondo punto mi piacerebbe ricordare che se una cosa i napoletani la sanno fare bene, beh quella è la marineria (e mi pare che il caso di cui al primo punto ne sia una dimostrazione), basterebbe citare Amalfi perché a chiunque venga in mente la capacità e la modernità in campo di navigazione, che, fin dai tempi del Medioevo, gli abitanti del Golfo possono vantare.
Insomma, ancora una volta i giudizi sommari risultano di un’ovvietà e di un’ignoranza tale da non far ben sperare su un’evoluzione della mentalità italiana in senso di progresso e cambiamento.
Mi pare che l’immagine della costa Concordia piegata a 90° gradi su se stessa e disgraziatamente ancorata agli scogli sia una sorta di ologramma della cultura dell’Italia in recessione economica: ad arenarsi però sono l’intelligenza, la capacità critica e il progresso intellettuale di un paese aperto e affacciato sul mare. Un paese che, fino a mezzo secolo fa poteva ancora chiamare il Mediterraneo “mare nostrum”, mentre ora si rifugia sulle aride montagne  e negli orticelli penosi del qualunquismo.

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