saper scegliere

La felicità e la fortuna sono delle scelte. Non si può pretendere di scegliere la tragedia e che sul finale, mentre Edipo si infila il tizzone ardente negli occhi, qualcuno dal fondo del palco faccia un battuta esilarante. Edipo si renderà cieco e si condannerà alla sua infelicità, il pubblico avrà la sua catarsi, ma il mondo nel frattempo avrà rivolto il sorriso ad altri palchi, dove un Aristofane pungente avrà cercato il sorriso dei presenti. Condannarsi alla dannazione e trastullarsi nel panico sono la diretta conseguenza di un modo di impostare il finale di una storia, e quella storia finirà così e in nessun altro modo. La fortuna insegue la capacità di seduzione di chi la richiede, è lei che amministra il senso delle cose in modo imperscrutabile e assegna ad ogni Labdacide il suo terribile destino e, di contro, ad ogni Alcesti inconsapevole la possibilità di tornare a vivere. L’unico modo giusto per vivere è attirarsi le simpatie del mondo rendendo ilari anche le sue miserie. Le tragedie, i drammi, gli accecamenti stanno nei finali concatenati di miti irreali, i fra i colori arrabbiati dei quadri alla Van Gogh. La vita vera non è così pesante, per fortuna.

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