Solo Tu non mi fai sentire sola

Per me scrivere è disprezzarmi

Per me scrivere è disprezzarmi; ma non posso smettere di scrivere. Scrivere è come la droga che odio e che prendo, il vizio che disprezzo e in cui vivo. Ci sono veleni necessari, e ce ne sono di sottilissimi composti di ingredienti dell’anima; erbe colte nei canti delle rovine dei sogni, papaveri nei trovati vicino alle tombe […], lunghe foglie di alberi osceni che agitano i loro rami sulle rive sentite dei fiumi infernali dell’anima.
Sì, scrivere significa perdermi, ma tutti si perdono, perché tutto è perdita. Però io mi perdo senza allegria, non come il fiume nella foce alla quale nacque ignaro, ma come la pozzanghera creata sulla spiaggia dall’alta marea, e la cui acqua, inghiottita dalla sabbia, non tornerà più al mare.
[F. P.]

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“Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d’aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono e quelli che non ti vogliono.
Tutto il resto è una scusa.
Aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perchè va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l’eguaglianza dei diritti, ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia pure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista. Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona: non hanno perso il tuo numero, non hanno investito un cane, non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un’altra. Oppure sono gay.
Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro. Non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi, perchè non gli piaci abbastanza. Li riconosci facilmente. Girano con un cartello appeso al collo, e la scritta: “ci stiamo frequentando”. Quando la senti, scappa.
Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l’arte dell’essere donna. impara l’arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere.

Impara a scegliere, invece che essere scelta.
Tu non sei l’eccezione. Tu sei la regola”.

Ogni tanto fa bene ripeterselo!

Ciò che ho imparato

‘I’ve learned that no matter what happens, or how bad it seems today, life does go on, and it will be better tomorrow.’

‘I’ve learned that you can tell a lot about a person by the way he/she handles these three things: a rainy day, lost luggage, and tangled Christmas tree lights.’

‘I’ve learned that regardless of your relationship with your parents, you’ll miss them when they’re gone from your life.’

‘I’ve learned that making a ‘living’ is not the same thing as ‘making a life..’ ‘I’ve learned that life sometimes gives you a second chance.

‘ ‘I’ve learned that you shouldn’t go through life with a catcher’s mitt on both hands; you need to be able to throw some things back…’

‘I’ve learned that whenever I decide something with an open heart, I usually make the right decision.’

‘I’ve learned that even when I have pains, I don’t have to be one.’

‘I’ve learned that every day you should reach out and touch someone.

People love a warm hug, or just a friendly pat on the back…’

‘I’ve learned that I still have a lot to learn…’

‘I’ve learned that people will forget what you said, people will forget what you did, but people will never forget how you made them feel.’

Lavoro e libertà

Il mio post di oggi sarà breve, perché oggi, che è la festa dei lavoratori, io lavorerò.

Lavorerò perché per il momento ho la fortuna di conciliare una passione con un lavoro: la mia tesi, che è in questo momento quello per cui vivo e sudo tutti i giorni, è anche ciò che ho scelto, ciò che mi appassiona e mi diletta.

Purtroppo so che non è così per molti altri; so che il lavoro definisce ed inquadra le persone, spesso non solo in senso positivo, imbriglia le idee e i progetti, impedisce di vivere, addirittura, spesso, porta alla morte.

Il mio pensiero oggi è dedicato a chi è morto per il lavoro, ad una persona che da lassù mi sta guardando e che ha perso la vita per un dovere che sentiva profondamente suo e per il quale era ancora pieno di voglia di vivere.

Che il lavoro diventi finalmente la tela su cui poter esprimere ciò che si è, la propria libertà morale ed intellettuale, non un gioco di potere che costringe a vivere in ginocchio, a morire, a volte anche a scegliere di morire.

MT