ObamomaNY

ImageNegli ultimi giorni ho ricevuto molte domande e qualche critica per il mio sostegno appassionato ad Obama. Mi è stato obiettato che non si può stare con Obama ed Hollande allo stesso tempo e che per essere presidenti degli USA non si può essere brave persone.

Tutte critiche con una parte di vero, ma anche con un retrogusto verdognolo d’invidia e disillusione.

Capisco. Non va più di moda appassionarsi alla politica, farsi affascinare dal carisma, seguire per ore discorsi e dibattiti sul futuro del mondo. Pare che dia molta più soddisfazione credere alle dietrologie e farsi furbi facendosi implicare meno.

Ciò che io penso è che, per chiunque abbia un minimo di passione politica, non è possibile non appassionarsi alle elezioni del paese più potente al mondo, al quale sono appesi i futuri di pace o guerra dell’umanità e le nuove frontiere economiche e sociali.

Il ragionamento con i vecchi schemi anti o filo- americani credo sia ormai superato. Questo non è forse il migliore dei mondi in assoluto, ma è, Leibenizianamente, il migliore dei mondi possibili, o, quantomeno, l’unico che ci è stato dato di vivere. Il sistema economico in cui siamo immersi è quello capitalistico e neoliberista e, mi spiace tremendamente dirlo, non vedo filosofi od economisti all’orizzonte in grado di pensarne uno totalmente alternativo (ma alternativo anche a pretese veterocomuniste) e pertanto mettere in vera crisi la supremazia americana.

Anche perché, seppure ci fossero, poveri filosofi, non conterebbero un tubo. Abbiamo finito di ammazzare la filosofia con l’avvento dei 2000’s e continuiamo a dire che una parte pensante ed intellettuale della società non è che un peso. Quando ci va bene la chiamiamo radical chic.

Ora, posto questo, l’America rimane l’unico paese in cui non è necessario presentare la genealogia per essere considerati qualcuno, conta ancora percentualmente di più ciò che si combina fattivamente durante gli anni che è concesso vivere.

Sulle contraddizioni del sistema americano sono stati spesi fiumi di inchiostro, ma sarà pur vero che non c’è altro paese occidentale e moderno che si sia presentato al mondo con l’elezione di un presidente di colore (affondando il coltello nella piaga mai sanata della società USA, non me ne vogliano i NewYorkesi che dicono di essere colour-neuter, perché al sud il problema è ancora tutt’altro che risolto), giovane, e in grado di parlare ancora di sogni.

Spettacolarizzazione e lobbysmo, e spettacolarizzazione del lobbysmo sono chiaramente elementi inapplicabili nel nostro paese, e va anche bene così. Ma noi siamo la vecchia Europa, ci portiamo il fardello di una storia troppo lunga e di una dignità da mantenere, o meglio, delle apparenze da mantenere.

Nel contesto del sistema americano le scelte di Obama sono forti e se appaiono sbiadite nel continente di Marx e Neitzsche pazienza, la nostra è un’altra storia.

Il vero problema è che l’America sente ancora, anche grazie a figure come Obama, di avere un ruolo e forse una missione nel mondo. L’Europa ha miserabilmente perso quello che ha avuto praticamente dall’inizio dell’umanità e non ne ha ancora trovato uno alternativo. Non parlo dell’Italia perché c’è solo da versare lacrime amare.

Quello che sono gli Europei non lo sanno, ma pretendono di non essere né americani né cinesi, il non di qualcosa e il sì di nulla.

Io nel frattempo spero in un uomo che ha nel suo curriculum il nobel per la Pace, per ritornare alla disillusione europea ho sempre tempo.

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