Bianca come il latte…forse un po’ troppo pallida

di Maria Teresa Santaguida

Il film tratto dal romanzo cult di Alessandro D’Avenia (che ha venduto più di un milione di copie) è uscito da poco nelle sale, accompagnato dall’attesa creata dallo stesso scrittore e sceneggiatore su tutti i social media: prima grazie alla scelta degli attori, condivisa con i suoi followers, poi per la scelta delle musiche, con la partecipazione dei Modà, e poi con un’infinità di piccoli videoclip e mini-trailer pubblicati a cadenza di quasi ogni giorno. Insomma, grazie alle nuove tecnologie si è provato a fare appassionare i ragazzi (fascia prevista 14-18 anni) a questo film…tranne che col film stesso. Piatta la regia, non entusiasmante la fotografia, poco curata la partitura della trama, che si svolge senza entusiasmi secondo un puro ordine cronologico, prevedibile già fin dai primi minuti. Leo, il protagonista, bel ragazzo interpretato da Filippo Scicchitano (già impegnato in Scialla) scambia l’amore per la passione, ignora, fino quasi alla fine, l’amore che Silvia, sua migliore amica, cela per lui, mentre non riesce a dichiararsi alla bella Beatrice, interpretata da Gaia Weiss. Ma BIANCA_COME_IL_LATTE_ROSSA_COME_IL_SANGUE_NEW_gBeatrice,  dalla pelle di perla e i capelli rosso accesso è ammalata…il suo sangue ha lo stesso colore della sua pelle e pian piano diventa sempre più bianco. La leucemia la avvicina ancora di più al ragazzo, che non si arrende alla malattia e si troverà a fare i conti con la durezza della vita e con la bellezza dei piccoli gesti. Retorico il messaggio e pallida l’allusione ad una ricerca dell’oltre e di Dio, nella quale trova conforto la piccola Beatrice, ma che non è chiaro siano appartenute al protagonista di questo mal riuscito romanzo di formazione. L’allusione dantesca attraverso i nomi scelti (Beatrice) e la figura del prof. “figo” che racconta la vita attraverso frasi fatte mal tratte dalla Vita Nova e improbabili incontri di boxe (facile metafora), va apprezzata per l’anticonformismo che tenta di avere nell’evidenziare l’importanza di bravi insegnanti, ormai dimenticati nella nostra società…ma finisce per essere un po’ autoreferenziale (D’Avenia fa, appunto, anche il professore di liceo) e cadere nei cliché nel momento in cui l’intepretazione viene affidata al fin troppo bello Luca Argentero: emblema di un prof. che ogni sedicenne sognerebbe di avere.

Insomma per un libro leggibile un film a mala pena sopportabile, con pretese didascaliche ma scarso approfondimento.

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2 commenti su “Bianca come il latte…forse un po’ troppo pallida

  1. Giovanna ha detto:

    Uhm mi sa che non andrò a vederlo.
    Baci Mari bella 🙂
    Gio

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