Riflessioni sparse sull’impossibilità dell’amore

amoreimpossibile

Credi di non ricascarci più, credi che gli anticorpi abbiano fatto il loro lavoro e che non ci sia nulla che possa ancora tornare a far male in quel punto. Credi di aver fatto i conti con la sicurezza, l’autostima, l’autocensura. Credi di aver imparato a convivere con le tue paure e le tue angosce, con gli eccessi di un carattere mai domo, con quelle reazione pazzo-isteriche che credi di esserti lasciato definitivamente alle spalle: come un post-it sulla bacheca messo a lì a ricordarti quello che devi comprare al supermercato ma che puntualmente dimentichi. Si dimentica sempre quello che è giusto da fare, ma soprattutto si dimenticano le cose da non fare mai più. Ma no, non esiste un antibiotico adatto, non esiste un antidolorifico mirato, non esiste un insufflatore di autostima o un inibitore di nervi scoperti. Non esiste un domatore per la bestia che hai dentro, per le reazioni da manicomio. E non esiste una lista di cose da fare o da non fare che tu possa usare al momento in cui ti serve veramente. Dimenticherai sempre qualcosa.

Quel punto fa male, quel nervo sarà ancora scoperto e non passerà. E prevarrà un’amara sensazione di solitudine. La domanda ritorta su stessa, che nasce da un’altra e domanda e muore in un problema irrisolto, in un errore che finisci sempre per cercare dentro di te, mai fuori.

Perché piuttosto di una zattera ferma in un mare eternamente piatto, in fondo, è meglio avere una barca vera e affrontare le tempeste: piuttosto della stasi, dell’orizzonte fermo, meglio una tempesta, che prima o poi ti porterà da qualche parte, magari in un abisso, magari ad una terra lontana. E quando approderai, con la pelle rattrappita, i muscoli dolenti, i piedi e le mani congelati, quando non sentirai le gambe…la luce del sole ti fenderà gli occhi fino ad accecarti. Al tuo risveglio…saprai di aver cercato un orizzonte, di aver respirato per qualcosa di più lontano. Non sarai morto rinsecchito fra i quattro lati e i quattro angoli della tua zattera.

Non si guarisce dal dolore, mai. E non si impara dagli errori, mai. Sono assiomi che ci hanno inculcato per consolarci, per renderci meno difficile l’affrontare la vita, ma non corrispondono alla verità, a quello che succede oggi, qui, ora.

E anche la storia che il tempo sia lineare, che quello che è successo in passato non tornerà, anche questa è una verità che ci hanno inculcato per dirci che andiamo verso un punto preciso sull’orizzonte e che per quanto la linea che ci porterà sarà spesso curva, magari anche spezzata, il punto lo raggiungeremo. Il tempo, come anche le società antiche sapevano, è un cerchio, è un eterno ritorno di errori, di non senso, di svolte improvvise e incontrollabili.

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